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Quelle che vanno sotto il nome di nuove terapie sono in realtà alquanto datate, almeno 3 anni ed hanno avuto alle spalle decenni di studi ed un lungo periodo di commercializzazione nel mondo prima di essere introdotte nel nostro paese. Si tratta di due gruppi di molecole che hanno modeste variazioni della struttura chimica e che sostanzialmente agiscono allo stesso modo.
Tutti e due i gruppi si rifanno ad un meccanismo che esiste normalmente nell'organismo dei mammiferi: quando si mangia l'intestino libera due molecole, il GIP ed il GLP-1 (Glucagon like Peptide 1). Questa ultima molecola &aegrave; quella sfruttata dalle nuove terapie. Ha molte azioni benefiche, tra cui l'aumento della insulina circolante, la riduzione dell'ormone glucagone (quello che alza la glicemia), rallenta il passaggio del cibo e quindi dello zucchero dall'intestino nel sangue, riduce l'appetito ed ha anche delle azioni benefiche sul cuore e sulla circolazione. Ogni molecola di GLP1 vive nel sangue per un tempo molto breve e viene distrutta da una altra sostanza siglata come DDDP-4. Purtroppo nel diabete questo ormone è ridotto, per cui la soluzione è semplice: va aumentato.
Si può realizzare un aumento di questo ormone nel sangue in due modi. Il primo che si ottiene con delle sostanze note come gliptine è quello di evitare che venga eliminato dal corpo. Il concetto è semplice, analogo a quello che si fa nella economia familiare: se entrano meno soldi si spende meno. Nel caso specifico delle gliptine si blocca un enzima che distrugge il GLP-1, analogamente a quanto farebbero i genitori con un figlio sprecone. Le gliptine si prendono per via orale.
Il secondo sistema è quello di dare il GLP1. Ci sono al momento disponibili due molecole molto simili al GLP-1 che riescono a sopravvivere alla distruzione per lungo tempo, e che si devono usare per via iniettiva. Si definiscono "analoghi del GLP-1". Sostanzialmente la differenza con l'altro gruppo è che gli analoghi sono più potenti delle gliptine e che al contrario di queste riducono l'appetito. Questo ultimo effetto degli Analoghi offre la possibilità di usarle per un periodo limitato di tempo od in maniera intermittente.
Il fatto che si possa ottenere una riduzione del peso, talora notevole, anche più di dieci kg, ovviamente in persone motivate che collaborano seguendo con rigore un piano dietetico permette, una volta raggiunto un peso adeguato di interrompere l'analogo, e qualche volta anche ogni altra terapia. Ovviamente questa strategia di terapia va condivisa con un diabetologo esperto perché si può usare in casi particolari.
Va anche detto che esiste una formula nutrizionale che induce una aumento anche se meno importante del GLP1. Questa ultima soluzione è in fondo la più fisiologica perché induce un aumento della secrezione di GLP1, che nel diabete rappresenta una normalizzazione, mentre queste terapie prolungano artificialmente la sopravvivenza dell'ormone oltre il tempo che la natura aveva previsto. Gli analoghi sono molto simili alla molecola naturale ma non 100% uguali.
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